Una chiacchierata con il compositore Fabio Frizzi a proposito della sua collaborazione al film Il cav. Costante Nicosia demoniaco, ovvero: Dracula in Brianza (1975) di Lucio Fulci. Per ulteriori informazioni su molti dei film citati nell’intervista, si veda il libro Vampires in Italian Cinema, 1956-1975 (Edinburgh University Press, 2020), acquistabile con sconto del 30% inserendo il codice EVENT30.
Michael Guarneri: Come sei stato coinvolto nel progetto Il cav. Costante Nicosia demoniaco, ovvero: Dracula in Brianza (1975) di Lucio Fulci?
Fabio Frizzi: Nel 1975 avevo 24 anni: ero proprio agli inizi, ero ancora un ‘cucciolo’. Tempo prima avevo iniziato l’Università a Roma, mi ero iscritto alla Facoltà di Legge. La mia passione, però, è sempre stata la musica, e la mia massima ambizione quella di diventare musicista: nasco come chitarrista e all’epoca avevo ovviamente un gruppo rock. Mio padre, Fulvio Frizzi, era un importante distributore cinematografico, direttore commerciale dell’Euro International Film e poi della Cineriz. Siccome mio padre era molto noto nel mondo del cinema, ebbi l’idea di provare a comporre musica per film. Grazie alle conoscenze di mio padre, entrai in contatto con il manager discografico Carlo [Andrea] Bixio – nipote di Cesare [Andrea Bixio], compositore di canzoni famosissime come Parlami d’amore Mariù, e fondatore delle Edizioni Musicali Bixio, azienda attiva nel settore della musica per il cinema sin dagli anni Trenta [quando Cesare Andrea Bixio compose la colonna sonora del film di Gennaro Righelli La canzone dell’amore (1930)]. Carlo decise di darmi una possibilità e mi affiancò suo fratello Franco per insegnarmi il ‘know how’. All’epoca, infatti, non sapevo assolutamente nulla del processo tecnico che, materialmente, porta alla realizzazione della colonna sonora di un film. Carlo mi mise alla prova con alcuni lavori televisivi. In seguito, mi occupai della musica del film Amore libero – Free Love (1974) di Pier Ludovico Pavoni. Da quel momento in poi, iniziai a lavorare nel mondo del cinema con continuità, come parte di un trio, insieme a Franco Bixio (melodista che si occupava principalmente di comporre) e Vince Tempera (straordinario arrangiatore che si interessava molto alla fase di post-produzione). Essendo io il più giovane del trio e dovendo fare gavetta, fungevo da tuttofare, cercando di imparare il più possibile… Per venire alla tua domanda specifica, dopo che con Franco e Vince facemmo la musica per il western di Lucio [Fulci] I quattro dell’Apocalisse (1975), ricevemmo subito la proposta di occuparci della musica de Il cav. Costante Nicosia demoniaco, ovvero: Dracula in Brianza. Lucio aveva un gran bisogno di lavorare, si guadagnava da vivere con il cinema, e perciò faceva un film dietro l’altro. In generale, in quegli anni c’era molto da lavorare: in Italia si giravano centinaia di film all’anno, e per noi musicisti il lavoro non mancava mai.
MG: Quale era il metodo di lavoro tuo e del trio, in collaborazione con Fulci?
FF: Lucio era una persona che aveva sempre le idee molto chiare. Quando lo incontravo per discutere della musica da inserire in un determinato film, lui mi forniva degli aggettivi molto precisi riguardanti l’atmosfera e gli effetti che voleva ottenere tramite la musica. Ricordo, per esempio, che quando voleva un commento musicale non invadente usava l’aggettivo ‘trasparente’. In altre parole, il primo input veniva sempre da Lucio, che essendo il regista aveva tutto il film in mente ed era lui, alla fine, che doveva approvare la musica. Nel concreto, il mio lavoro con Lucio si svolgeva in diverse fasi successive. Innanzitutto, mentre Lucio girava il film, mi veniva fornito il copione, che dovevo leggere per farmi un’idea del film in lavorazione e, soprattutto, della sua atmosfera. Poi c’era un incontro con Lucio, una sorta di riunione in cui scambiavamo idee e opinioni, e Lucio mi dava i famosi aggettivi di cui ti ho parlato. In queste riunioni, io prendevo appunti e poi, a casa o in studio, iniziavo a ragionarci su. Noi del trio iniziavamo a preparare alcuni temi, che Lucio ascoltava: ne sceglieva alcuni, ne scartava altri. Una volta che il film era finito e montato, mi recavo a vederlo in moviola, dove mi occupavo della ‘presa tempi’, cioè di annotare esattamente dove, secondo le indicazioni del regista, andava inserita la musica all’interno del film (dal minuto x e x secondi al minuto y e y secondi, e così via). Seguiva l’incisione dei brani della durata prestabilita e il confronto finale con Lucio.
MG: Quindi
il tuo lavoro non implicava la visita del set durante la lavorazione
del film?
FF: No, infatti. Non andavo quasi mai sul set, non era quello il mio campo. Visitare il set durante la lavorazione del film era un ‘di più’.
MG: Nel cinema commerciale italiano dell’epoca vi era una corsa al risparmio, e immagino fosse così anche nei film di Fulci. Come influivano le ristrettezze del budget sul tuo lavoro?
FF: Oltre che una persona coltissima che si interessava, per esempio, di jazz e di pittura, Lucio era un grandissimo artigiano. Come ti dicevo, faceva film per lavoro, per guadagnarsi da vivere. Fare un film spettacolare che avesse un buon successo di pubblico a partire da un budget modesto significava per il produttore realizzare un guadagno e per Lucio la possibilità di un nuovo ingaggio, cioè di girare il film successivo. Quindi sì, era essenziale risparmiare sul budget, e Lucio e i suoi collaboratori erano dei professionisti eccellenti, dei grandissimi artigiani, maestri nel creare scene eccezionali con mezzi molto limitati. Ti basti pensare al finale del film …E tu vivrai nel terrore! L’aldilà (1981), che fu girato in una stanzetta di pochi metri quadri e, grazie al lavoro di Lucio, del direttore della fotografia Sergio Salvati e di tanti altri, sembra girato in un mondo che si estende a perdita d’occhio… nell’aldilà, appunto… Per quanto riguarda il lavoro mio e del trio, certo, i film di Lucio erano fatti con pochi soldi rispetto alle grandi produzioni italiane e americane, ma l’imperativo era cercare di fare sempre qualcosa che non fosse ‘tirato via’ o improvvisato sul momento. Sia come membro del trio che da solo, ho sempre avuto i mezzi sufficienti per fare un lavoro dignitoso, con risultati talvolta anche molto buoni. Lavoravamo uno o due mesi tra ideazione e incisione della versione finale della colonna sonora, non era una cosa fatta in cinque minuti… E credo che i risultati si vedano e si sentano durante la proiezione dei film. Rivedevo ieri Il cav. Costante Nicosia demoniaco, ovvero: Dracula in Brianza, e devo dire che gli arrangiamenti di Tempera mi sono piaciuti molto: sono veramente molto curati e non sfigurano nemmeno nella copia scadente che ho trovato su Youtube. Mi sono vergognato un po’, invece, della scena del pranzo a casa dei parenti siciliani. Sai, avevo rimosso di aver fatto questa imitazione del tema de Il Padrino (1972) di Francis Ford Coppola… Siccome non avevamo i diritti, probabilmente giudicati troppo costosi dalla produzione, il mio incarico era di fare ‘qualcosa di simile’ alla musica de Il Padrino… Forse sarebbe stato meglio comprare i diritti dell’originale… [Ride]
MG: Ricordi come mai Fulci decise di fare Il cav. Costante Nicosia demoniaco, ovvero: Dracula in Brianza? Diresti che era un progetto personale o un film su commissione?
FF: Come ti dicevo, Lucio era un cineasta commerciale, nel senso che viveva di cinema, era il suo lavoro – un lavoro in cui immetteva tutta la sua straordinaria cultura e le sue capacità pratiche di artigiano. Perciò Il cav. Costante Nicosia demoniaco, ovvero: Dracula in Brianza non era ‘il film della vita’. Lucio aveva bisogno di lavorare per casini suoi: proponeva lavori e accettava lavori per vivere, cercava di girare più film possibili. In quegli anni si producevano centinaia di film, e gran parte dei produttori non erano uomini di cinema, ma affaristi che entravano nel cinema per realizzare guadagni. Seguivano alcuni generi che rendevano – western, giallo, horror, eccetera. Altri invece erano produttori ossessionati dal cinema, capaci di rovinarsi pur di avere la soddisfazione di poter dire: ‘Questo film l’ho prodotto io’. Alcuni produttori guadagnavano, alcuni andavano in bancarotta, molti producevano tanti film (con risultati buoni, cattivi, altalenanti) e poi cambiavano vita, come Fabrizio De Angelis, che ha prodotto tanti horror di successo di Lucio e poi passò a occuparsi di tutt’altri affari. Per gran parte dei produttori di allora, il cinema era come le corse dei cavalli: bisognava scegliere su cosa ‘puntare’ e ‘scommettere’ su un determinato prodotto. Generalmente, i produttori avevano questi listini di titoli e di idee: commedie, horror, western, erotici, avventura, musical, di tutto… Si parlava, si parlava, si discuteva di cinema, le idee circolavano, a qualcuno magari piaceva una determinata idea e la sviluppava, convincendo il produttore a farla diventare un film, complice magari il successo di un film simile al botteghino. Non so come sia nato esattamente il film Il cav. Costante Nicosia demoniaco, ovvero: Dracula in Brianza: io sono arrivato dopo, quando il progetto era già avviato…
MG: Dai documenti conservati presso il Centro Sperimentale di Cinematografia, risulta che la sceneggiatura originale si intitolava Il cavaliere del lavoro Costante Bosisio demoniaco, ovvero: Dracula in Brianza. Non ho ancora letto questa sceneggiatura (di Lucio Fulci e Pupi Avati su soggetto di Lucio Fulci, secondo il frontespizio), ma presumo che il progetto originale sul cavaliere del lavoro 100% brianzolo sia stato adattato sull’attore Lando Buzzanca, che essendo siciliano non poteva certo interpretare il cavaliere Bosisio (tipico cognome del Nord)…
FF: Ripeto, non so nulla della genesi del progetto, quindi posso solo fare ipotesi. Può darsi che il film nasca da un incontro di Lucio con gli sceneggiatori del film, i ‘milanesi matti’ che si erano messi in luce negli anni Sessanta, ovvero i cantautori/cabarettisti Enzo Jannacci e Franco Nebbia, e il giornalista sportivo Beppe [Giuseppe] Viola. Lando Buzzanca andava forte come comico negli anni Settanta, e può essere stato aggregato al progetto originale dai produttori, per ragioni commerciali. E tieni presente che Buzzanca è un siciliano e anche Lucio ha origini siciliane. In più i due avevano già lavorato insieme ai tempi di Nonostante le apparenze… e purché la nazione non lo sappia… All’Onorevole piacciono le donne… (1972).
MG: Può darsi che Il cav. Costante Nicosia demoniaco, ovvero: Dracula in Brianza fosse una risposta italiana a Frankenstein Junior (1974) di Mel Brooks, oppure un film comico sulla lotta di classe come se ne facevano in quegli anni, dopo la Palma d’Oro a Cannes per La classe operaia va in Paradiso (1971) di Elio Petri. Penso a Il sindacalista (1972) di Luciano Salce (sempre con Buzzanca nel ruolo di un siciliano trapiantato al Nord), Il padrone e l’operaio (1976) di Steno… Ricordi se Fulci era soddisfatto del film finito? Nel libro di Paolo Albiero e Giacomo Cacciatore Il terrorista dei generi. Tutto il cinema di Lucio Fulci, ho letto che Fulci era scontento perchè gli avevano dato Buzzanca come attore, che in quel periodo non era più sulla cresta dell’onda. Inoltre, ho letto che Fulci era anche scontento dei risultati al botteghino del film (il che mi sembra strano perchè il film incassa piuttosto bene, facendo 200 milioni in meno di un anno e classificandosi 79° su più di 400 film italiani usciti quell’anno).
FF: Tornando alla metafora delle corse dei cavalli… Non so se hai mai avuto amici scommettitori: anche quando azzeccano un cavallo, gli scommettitori si lamentano di non averne azzeccati due, e quando ne azzeccano due si lamentano di averne azzeccati tre, e così via. Probabilmente Lucio era insoddisfatto perchè il film non aveva incassato abbastanza per iniziare immediatamente a fare un altro film con lo stesso produttore. Lucio aveva bisogno di lavorare sempre, come ti ho detto. Il 7° posto è meglio del 70°, no? [Ride] Può darsi che la cifra che dici fosse un buon incasso, ma erano cifre ben lontane dai miliardi della serie del ragionier Ugo Fantozzi, di Paolo Villaggio e Luciano Salce, usciti negli stessi anni.
MG: Ricordi se Fulci o gli sceneggiatori Mario Amendola, Pupi Avati, Bruno Corbucci, Enzo Jannacci, Giuseppe Viola menzionarono mai l’idea di fare di Il cav. Costante Nicosia demoniaco, ovvero: Dracula in Brianza un film di satira sulla situazione italiana di metà anni Settanta? Sulle lotte operaie, sullo sfruttamento degli operai, qualcosa di connesso alle tensioni tra capitale e manodopera salariata nell’Italia dell’austerity e degli anni di piombo…
FF: No, per quanto riguarda la realizzazione del film, non ricordo nulla di tutto ciò. Ho vissuto gli anni della contestazione, delle lotte studentesche e operaie, e quando andavo all’Università a Roma nei primi anni Settanta, c’erano manifestazioni ovunque, con studenti che parlavano esattamente come il personaggio interpretato da Francesca Romana Coluzzi ne Il cav. Costante Nicosia demoniaco, ovvero: Dracula in Brianza. Lucio non era sicuramente un uomo di destra, ma non direi fosse politicamente schierato a sinistra in quegli anni. Credo (ma è solo una mia ipotesi) che il suo intento fosse di sdrammatizzare il clima pesantissimo del tempo, perfettamente sintetizzato dall’espressione ‘anni di piombo’. Allo stesso tempo, però, credo che il film non sia pura evasione. Credo che Lucio, a partire da elementi farseschi, grotteschi, surreali, con venature horror, volesse anche farci riflettere sulla situazione reale dell’Italia che tu hai descritto, perchè alla fine del film gli operai credono di fare del bene al prossimo e invece danno il loro sangue al padrone-vampiro, che se lo beve per mantenersi in vita. Quindi in un certo senso il padrone inganna gli operai e il vampiro trionfa, e questo non è un messaggio rassicurante… C’è ben poco da ridere! Così, anche se il film è una commedia, riesce a mio avviso a mantenere una sua serietà.
MG: Parlami del tuo lavoro sulla canzone Vampiro S.p.A., brano dei titoli di coda che sembra quasi ‘sessantottino’ nel dipingere il padrone come un vampiro manipolatore e sfruttatore…
FF: È davvero una canzone simpatica. Ma nessuno di noi aveva intenti esplicitamente politici. Tutto nasce dall’incontro tra il trio Bixio-Frizzi-Tempera e Franco Nebbia, sceneggiatore del film e interprete del Meniconi, sul set de Il cav. Nicosia demoniaco. Franco era un artista poliedrico, musicista, cabarettista, una persona straordinaria, di immensa cultura e grande simpatia. Lo ricordo per questa bellisima canzone che fece negli anni Sessanta, un tango in latino intitolato Vademecum Tango. Lucio si accorse immediatamente della simpatia che correva tra noi del trio e Franco, e ci propose: ‘Perchè non fate una canzone insieme, per i titoli di coda?’. Così, da un incontro tra musicisti sul set, nacque Vampiro S.p.A., canzone che, posta sui titoli di coda, riassume un po’ le vicende del film.
MG: Il cav. Costante Nicosia demoniaco, ovvero: Dracula in Brianza adotta la prospettiva del datore di lavoro, del capitalista. Fantozzi (1975) e Il secondo tragico Fantozzi (1976) di Luciano Salce adottano la prospettiva del lavoratore salariato. Tu hai lavorato su tutti e tre i progetti. Parlami del tuo lavoro sui due Fantozzi.
FF: Aldilà della differenza che giustamente noti e dei diversi esiti al botteghino, le somiglianze tra Il cav. Costante Nicosia demoniaco, ovvero: Dracula in Brianza e i Fantozzi ci sono, specialmente a livello tematico (il mondo del lavoro, lo sfruttamento dei lavoratori…). E può darsi che l’idea originale di Lucio fosse di fare una cosa alla Fantozzi, ma dal punto di vista del padrone. Sicuramente Lucio mirava a fare una commedia dagli incassi fenomenali, alla Fantozzi. Per i due Fantozzi, ho lavorato principalmente con Paolo Villaggio. Luciano Salce era un grande professionista, ma si occupava soprattutto delle inquadrature, della direzione degli attori. Della musica si interessava Villaggio, che aveva scritto i libri da cui i film erano tratti e che era co-sceneggiatore dei Fantozzi insieme a due mostri sacri come Leonardo Benvenuti e Piero de Bernardi. Ricordo che, durante un incontro di lavoro, Villaggio mi disse che gli era piaciuta molto una canzone presente nella colonna sonora del film Harold & Maude (1971) di Hal Ashby. In sostanza, voleva qualcosa di simile per Fantozzi. Così, tornato a casa, mi misi alla chitarra e in 5 minuti trovai il famoso tema di Fantozzi, su cui poi lavorammo fino a farlo diventare quello che senti nel film.